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L’angolo delle opinioni: Prince of Persia

Post scritto da Cube88 | aprile 20, 2009      

Quest’oggi vi parlo del ritorno su console di una serie molto apprezzata nella scorsa generazione, quella di Prince of Persia, che ha davvero dato un importante contributo al mondo degli action game in terza persona, offrendo finalmente al giocatore un sistema di controllo pressochè perfetto. Con questo nuovo capitolo, che in realtà non fa parte della trilogia precedente, Ubisoft consegna nelle mani dell’utente un prodotto a mio avviso riuscito a metà.
Ma analizziamolo nei dettagli.

Iniziamo dalla storia: nei panni di un giovane predone, che di principesco ha decisamente poco, ci ritroveremo a seguire Elika, una ragazza che ha il compito di segregare Ahriman, un antico dio del male che ha inondato il regno di corruzione. Dovremo quindi accompagnarla lungo queste terre, in modo da poterle risanare, e raccogliere dei Semi di Luce che rendano possibile la cattura del dio.

Il titolo si propone da subito come un action/platform: i vari ambienti da attraversare saranno infatti pieni di muri da scalare, precipizi da attraversare, e luoghi da raggiungere compiendo particolari acrobazie. Se la maggior parte di essi saranno superabili facilmente, in altri dovremo anche pensare bene a come muoverci, piuttosto che lanciarci a capofitto. In molte situazioni avremo al nostro fianco Elika, che con i suoi poteri ci garantirà la possibilità di effettuare un doppio salto, e di poter così raggiungere zone altrimenti inaccessibili. Sporadicamente avremo anche a che fare con enigmi basati sullo spostamento di alcune leve, ma nulla di particolarmente complesso. Il combattimento è un altro elemento fondamentale di Prince of Persia, ma soffre dello stesso problema già riscontrato nel secondo e nel terzo capitolo della precedente trilogia: esso, infatti, propone al giocatore numerose tipologie di combo, basate su attacchi con la spada, attacchi magici, attacchi acrobatici e prese, ma i colpi più efficaci restano sempre quelli standard, dunque difficilmente ci ritroveremo ad utilizzare combinazioni particolarmente elaborate.

Il pregio più importante del gioco risiede comunque nel comparto tecnico: per il motore grafico gli sviluppatori hanno sfruttato l’engine Scimitar, che abbiamo già apprezzato in Assassin’s Creed, e l’hanno adattato ad uno stile in cel-shading, ottenendo un risultato davvero ottimo. Anche le animazioni sono degne di nota, e gran parte delle volte vale lo stesso discorso per le espressioni facciali. Encomiabile, poi, il lavoro svolto per quanto riguarda il sonoro: i brani di sottofondo sono orecchiabili e sempre azzeccati, ma il fiore all’occhiello è il doppiaggio in italiano, che poche volte ho apprezzato come in questo gioco, merito anche di uno script dei dialoghi estremamente curato, soprattutto per il Principe, che riesce a strappare più di un sorriso per le sue battute ironiche e per il suo modo di fare da sbruffone.

Passiamo ora alle note negative, che davvero hanno rovinato quello che poteva essere uno dei migliori titoli di questa generazione. Quella più evidente è l’eccessiva linearità complessiva: in pratica, il gioco ci chiede di fare per tutto l’arco dell’avventura (cioè 24 volte) una stessa sequenza di azioni, ovvero raggiungere il terreno corrotto, superare gli ostacoli che portano al boss, sconfiggerlo, risanare il terreno e raccogliere i Semi di Luce. Come se non bastasse, i suddetti boss sono in tutto quattro, dunque ci ritroveremo a confrontarci sei volte con ognuno di essi, tutti praticamente identici al livello di gameplay. Personalmente ho potuto contare su una sfida in più grazie alla presenza degli obiettivi su Xbox 360, ma chi non è interessato a sbloccarli troverà il gioco eccessivamente monotono.
Anche la storia, come si intuisce, non brilla certo per incredibile coinvolgimento, e la cosa continua a peggiorare proseguendo nell’avventura, in quanto la linea narrativa viene completamente abbandonata fino alla parte finale, a meno che il giocatore non si fermi di sua spontanea volontà a parlare con Elika, che ci racconterà aneddoti e informazioni sulle terre che stiamo esplorando.
Ubisoft ha anche rilasciato un contenuto scaricabile a pagamento, chiamato Epilogo, che si prefigge lo scopo di concludere la storia raccontata in questo Prince of Persia, ma che non fa altro che offrirci un concentrato di tutto quello che abbiamo già affrontato nel gioco normale (e, per i 10 euro che costa, permettetemi di dire che non conviene poi molto).

Come già detto all’inizio, l’impressione finale che ho avuto è stata quella di aver giocato ad un titolo riuscito a metà, dove una realizzazione tecnica di prim’ordine non riesce ad intrecciarsi a pieno con un gameplay troppo ripetitivo. Prince of Persia, in ogni caso, è il primo capitolo di una nuova trilogia, dunque le speranze che il prossimo episodio possa offrire al pubblico una maggiore varietà sono molto alte.

Topics: Videogiochi |

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