La Sede     Condividi
CHI HA NOSTALGIA DELL’ALBUM DELLE FOTO SI PUO’ RIVOLGERE AL WEBMASTER E CHIEDERNE COPIA
VIVERE INSIEME
I colloqui, le risa in compagnia, lo scambio di cortesie affettuose, le comuni letture di libri ameni,
i comuni passatempi, i dissensi occasionali e i più frequenti consensi;
l’essere ognuno dell’altro ora maestro ora discepolo, la nostalgia impaziente
di chi è lontano le accoglienze festose di chi ritorna.
Questi segni di cuori innamorati l’uno dell’altro, sono l’esca della fiamma
che fonde insieme le anime e di molte ne fa una sola.
S.Agostino
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LA SEDE Marzo 2002-Marzo 2004
La Sede nasce nel Marzo del 2002. In occasione della festività di S.Giuseppe i ragazzi organizzatori delle varie iniziative usano una stanza inutilizzata come magazzino della festa. In quella buia topaia posta sotto la Chiesa di San Giuseppe al Nomentano a Roma il gruppo cominciò ad “ammazzare” il tempo. Quell’angusto tugurio un tempo fu la “sede” della azione cattolica che, in preda ad un forsennato laicismo, per non dire ateismo, ben presto fu abbandonata dai suoi giovani fedeli. I baldi ventenni che seppero, con fare lungimirante, scorgere in quel “giaciglio” un occasione di aggregazione provarono a reclamarla al Parroco, ed al suo vice, per adibirla a redazione del giornalino parrocchiale: il neonato “IRreverendo”. Dopo un “tira e molla” di qualche settimana, le preghiere ansimanti e gli aneliti pii dei tre ragazzotti si tradussero in realtà e nacque così “La Sede-Redazione de IRreverendo”.
Ma il giornalino stentò ad imporsi sulla folla dei parrocchiani e quell’idea editoriale fu poco dopo accantonata per far luogo ad un’altra realtà, ancor più coinvolgente. Già, perché molti ragazzi, solitamente attratti dalla “nullafacenza”, iniziarono a popolare quel sarcofago repellente e così i tre dell’Avemaria iniziarono a rendere più “vivibile” il posto, anche perché si prevedeva un affluenza ancor maggiore ed il rischio, neanche troppo latente, di interi soggiorni in loco era molto alto, come del resto le malattie esantematiche che si potevano contrarre. Fu così arredata di un divano dimesso, di una capiente scrivania con mobiletti annessi, di un biliardino, freccette, due armadi, pentole, piatti forchette tovaioli e bicchieri di carta, libri, fumetti e bibbie, riviste (porno!), posters, immagini, giochi da tavolo ed infine l’immancabile play station con grosso (28′) televisore (vedi: immagini “Sede”). Si organizzarono feste di Carnevale e di Capodanno, fu inoltre usato in più di un’occasione come magazzino per altre ludiche celebrazioni e i proventi furono raccolti per essere reinvestiti: si creò insomma una società di fatto non riconosciuta, anche se qualcuno intravide germinalmente un archetipo di loggia massonica. Fu, non da ultimo, organizzata addirittura una camminata Roma - Gubbio nell’estate del 2002. Ignari di un futuro tutt’altro che roseo, però, i poveri bambocci continuarono placidamente nelle loro opera. Giunse così il 2004. Negli anni precedenti tutto filò liscio, o quasi, pur tuttavia la vita della sede sembrava salva. L’annus horribilis, come poi qualcuno lo ribattezzò, era però alle porte. La Chiesa, intesa con la “C” maiuscola, ossia la Comunità, giunta a conoscenza della “vergognosa” popolarità de “La Sede” non fu contenta e mosse il Parroco ad una decisione circa le sorti della medesima. In realtà, e ciò risulta incontestabile, eravamo comunque degli ospiti in quel bistrot arrangiato ed una espropriazione coatta, se così si può dire, sarebbe stata più che legittima e così, tra pianti greci e lacrime di coccodrillo, mestamente venimmo cacciati, per far posto ad una “Sede” che per volontà degli alti vertici doveva essere di tutti (doveva…). Fu quindi ripulita e “ripittata” a nuovo nel giro di qualche mese. Che fine avrebbero fatto i tornei all play, le velenose partite al biliardino e compagnia cantando? Nulla più. Molti di noi se ne andarono sbattendo la porta, per qualche tempo si respirò una forte tensione tra di noi e con gli alti vertici del clero locale. Tutto questo, però, fu cancellato con un colpo di spugna e con la creazione del sito intitolato “La Sede”, in memoriam. Questa la storia, cari miei, di una lunga cavalcata che dal reale si è tramutata in virtuale
DI SEGUITO L’ELENCO DELLE INIZIATIVE DELLA SEDE
La Camminata
Da fratello a fratello, con lealtà e valore, sfidando fati e lingue avverse
Queste sono state le poche parole che hanno preceduto l’impresa, un’impresa nata dalla follia, organizzata nel caos e finita nell’orgoglio. Quello che segue è il racconto oggettivo della Camminata che avvenne nell’agosto del 2002, oggettivo poichè ciò che accadde veramente è un segreto che i pochi sapranno conservare…
Tutto cominciò un disgraziato giorno di Aprile in cui per scherzo due ragazzi ubriachi decisero di andare a gubbio a piedi. Dopo un’accurata ricerca dei migliori percorsi partirono per decidere il percorso. La preparazione fu lunga e accurata.
Le tappe furono:
- Ven 2 Roma-GRA-Fiano Romano 27,5km
- Sab 3 Fiano Romano-Torri in Sabina 33,1km
- Dom 4 Torri in Sabina-Marmore 45km
- Lun 5 Pausa alle Marmore
- Mar 6 Marmore-S.Martino in Trignano 30,7km
- Mer 7 S.Martino in Trignano-Bastardo 30,5km
- Gio 8 Bastardo-Assisi (Rivotorto) 33,4km
- Ven 9 Assisi-Carbonesca 26,3km
- Sab 10 Carbonesca-Gubbio 21,8km
La sera prima della partenza i giovani, dopo aver accuratamente preparato il proprio leggerissimo zaino, si ritrovarono in un pub per il giuramento. La mattina seguente tutti tranne uno (che non potè per motivi giustificabilissimi) partirono dalla parrocchia di S.Giuseppe. Il parroco d.Franco Canichella si raccomandò con i parroci delle parrocchie di passaggio per garantire ospitalità, consegnò ai giovani una bolla, benedì i baldi giovani e chiese al Signore di risparmiare loro il più possibile le sofferenze del viaggio, ma era così presto che il Signore stava forse ancora dormendo…
Partirono: Alessandro Antonio Carlo Emanuele Giorgio Matteo Paolo Simone. Purtroppo due giovani furono costretti loro malgrado a tornare indietro. Dopo soli tre giorni i giovani rimasero quindi in sei con la compagnia solo della striscia bianca, del fumo della pausa sigaretta e con “Uno”, l’unico gioco che, abbiamo dimostrato, cura dalla pazzia.
Il giuramento fu l’unica cosa che salvò i giovani anche dalle lingue avverse. Durante il cammino fummo infatti contattati dal centro scommesse di Roma che voleva sapere delle condizioni di alcuni di noi. I giovani ebbero grandi difficoltà fino al primo segno divino: il cartello gubbio 44km—->
A quel punto scomparve la fatica, scomparve l’afoso sole sostituito da una piacevolissima pioggia estiva e i giovani si rinfrancarono a tal punto da sfidare dei ragazzini di paese a calcio con grandi prestazioni di “passero”.
L’ultimo giorno con la gioia nel cuore le gambe camminavano da sole senza più fatica con la consapevolezza di aver fatto qualcosa di grande.
“Davanti allor la casa, e dietro a noi il mondo, Tornar potremo a casa con passo infin giocondo. Ombre e crepuscolo, nuvole e foschia Sbiadiranno via! Sbiadiranno via! Fuoco e luce, da bere e da mangiare, Così tutti a letto potremo andare!”
“forse il nostro destino è quello di essere eternamente in cammino,
rimpiangendo senza fine e desiderando con nostalgia, sempre assetati di riposo e sempre erranti.
Benedetto è infatti soltanto il cammino di cui non si conosce la meta
e che non dimeno ci si ostina a seguire,
tale la nostra marcia in questo momento attraverso l’oscurità e i pericoli
senza sapere ciò che ci attende”
S. Zweig, Il candeliere sepolto.
Camminatina
PANDA MUST SURVIVE
Cronaca del tentativo di impresa
Care amiche, cari amici
ecco a voi il racconto dell’impresa che ha tentato di essere una camminata ma si è rivelata una camminatina. Ebbene si, camminatina poichè il terzo giorno fu quello fatale che interruppe il cammino di sei giovani eroi.
Ma ora basta con il tono epico e andiamo al dunque con la cronaca.
I tappa: Pretoro - Stazzo Pianagrande
Partenza sprint purtroppo fermata subito dalla dimenticanza da parte di Giorgio del portafoglio in macchina. Al suo ritorno tutta la compagnia fu gelata dal commento: “a regà, mi fa male il ginocchio…”
Il gruppo pensava ad uno scherzo o forse ad un affaticamento dovuto alla mancanza di riscaldamento.
Dopo una mattinata di cammino i giovani arrivarono all’albergo “Mamma Rosa” dal quale mancava circa un’ora di cammino. Ed è qui che il gruppo incontrò la svolta della camminata. Un uomo chiamato Sergio arrivò su un pandino munito di antenne per la ricezione di tutte le radio del mondo, comprese quelle dei servizi segreti, si avvicinò e nel prendere confidenza scoprì la nostra meta. Purtroppo.
“Ragazzi, lasciatevi servire!”. Queste parole avrebbero dovuto intimidire i giovani, ma niente. Nonostante gli avvisi degli addetti del parco, della forestale, dei parenti e degli amici, il gruppo prese un sentiero riaperto la settimana precedente.
Inutile dire che il gruppo si perse nel bosco. Fortuna volle che Il sor Felli era munito di binocolo con il quale trovò il sentiero in mezzo alla faggeta.
Superata anche questa prova i giovani credevano di essere arrivati, ma quel sentiero che doveva accorciare il loro cammino non solo l’allungò ma distrusse le scarpe del valoroso Jordim.
Quasi ad ora di cena i giovani arrivarono al rifugio dove strinsero per necessità amicizia con degli scout che gli offrirono del buon te caldo viste le temperature invernali.
II tappa: Stazzo Pianagrande - Passo S.Leonardo
I giovani ripartirono tutti con buoni propositi anche se non tutti con buone scarpe. La discesa era dura ma in fondo se l’aspettavano. Il cammino non fu duro anche dopo a Caramanico per via del falso piano riposante. A pranzo il gruppo decise di prendere un passaggio per arrivare ad un alimentari quando improvvisamente, risvegliato dal suo profondo sonno, si alzò il Muzly urlando: ” Il Trambus!!!”. Aveva visto il camioncino che faceva spoletta per le terme. Senza curarsi delle macchine attraversò la superstrada per fermare con il suo corpo l’autobus. Al suo ritorno ricominciò il cammino fino al più vicino spazio per pranzare. Il pomeriggio invece fu devastante. L’incubo di Torri in Sabina tornò sul gruppo come una nube del male. La tappa sembrava non voler mai finire. Una salita di 15 chilometri stroncò Jordim che arrivò con un ritardo di circa 40 minuti zoppicando. Inoltre il gruppo avrebbe dovuto passare la notte in tenda. In sei in una tenda da 3. Ma le brutte notizie non finirono. Quello che doveva essere un pasto economico si rivelò invece un salasso.
III tappa: Passo S.Leonardo - Pratola Peligna
Jordim appena svegliato decise di fare l’autostop per arrivare a Pratola e quindi di abbandonare il gruppo. Il maltempo inoltre non permise ai giovani di seguire i sentieri di montagna. La pioggia imminente spinse quindi il gruppo a percorrere le strade asfaltate. Jordim lasciò il gruppo che partiva proferendo queste parole: “Tranquilli, è una discesa tranquilla, così tranquilla che si plana…”, ma i giovani inesperti non si insospettirono neanche questa volta. Fu una delle discese più massacranti, nonostante il gruppo si trovava in buona forma. Si camminò a più di 6 km/h facendo così 35 chilometri nel solo arco della mattinata. L’unica consolazione alla cappa di umidità, al tempo che si rimetteva fu l’ospitalità della famiglia Liberatore.
Dopo una mezza giornata di riposo ci fu una riunione segretissima. Jordim comunicò al gruppo la sua impossibilità di proseguire ed il gruppo decise quindi di abbandonare l’impresa. “La compagnia ha fallito”
Il gioco dei Pali
Lo scopo del gioco è quello di colpire il palo con il pallone. E’ goal solo quando il pallone fa skhiock o sdengh, ossia colpisce effettivamente, il palo in tutte le sue parti. Non vale il goal di sponda e non esistono punizioni o rimesse di prima.
Il terreno di gioco
Il gioco dei pali si svolge in un campo da basket o similari (quale la vecchia capanna dello zio Tom, la casetta sull’albero di cedro libanese, o una superficie sferica), possibilmente con molti impedimenti e barriere laterali. Non deve essere in erba, il gioco in tal caso viene interrotto all’istante. Per migliorare il campo si può, ma a volte si deve, sporcarlo con delle foglie, del fango, penne e piume di piccioni morti o vivi, carte di caramelle, gomme e scozze acide di Giorgione. E’ necessario che ci siano alcuni impedimenti che caratterizzino il vostro campo, come muretti o spigoli acuminati sui muri. Non esiste il fuori, se non quello di fondo. Occorre che almeno una parte del campo sia in discesa in modo che il pallone abbia a rotolare in modo imprevedibile.
La foto a sinistra è un esempio di un campo regolamentare.
Il pallone
Non ci sono particolari regole sul pallone se non che deve essere alquanto sgonfio e tappezzato di ogni genere di toppa o adesivo. E’ infatti necessario che un giocatore possa slogarsi una caviglia durante un dribbling tale da renderlo claudicante a vita.
Numero dei giocatori
Si gioca, solitamente, in 3 contro 3, ma anche in 2 contro 3 senza limiti di età, sesso, razza, specie animale o vegetale. Il numero dei giocatori dipende in gran parte dalle loro abilità. Non è assolutamente prevista alcuna sostituzione di giocatori. Se un giocatore abbandona o deve andare via, per correre dietro alla propria/o pischella/o, o scapicollarsi al S.A.O. per fare la spesa all’ultimo minuto, la sua quadra perde a tavolino.
Divisa dei partecipanti
I giocatori devono avere assolutamente magliette di colori diversi e possibilmente psichedelici, tali da suscitare convulsioni o attacchi epilettici. Sono vietate magliette da calcio nuove e/o dell’anno in corso di qualsiasi squadra esistente.
Durata della partita
Si gioca finchè si riesce a correre o a stare in piedi, oppure finchè non si perde il pallone nei meandri delle vicine ambasciate.
I falli
E’ fallo quando il proprio avversario perde copioso sangue o stramazza in terra per il dolore lancinante alle parti basse. Sono ammessi gli sgambetti, il cianchetto, il grattuggiotto, il dito al culo, lo spaccacostole, la gambarola, il ganascio, il pestone, il costolino, il raspasega, il poppe, il toccaballe, il calcinculo, il blondin, l’attaccabretella, il placcaggio, il ponte, la cravatta, il sandwich, l’entrata a slitta, l’entrata a zappa, il baghigno, la cornata, il triplo Mandelbaum, il colpo dell’aragosta, lo strazzabregh, il cuccio, il papa, lo squartarau, la trampolina, la vecchietta, la sperna, il koala, la pescatrice, la mantide religiosa, il frustino, il colpo del quaterback, l’alluce perverso, il muschio selvatico, lo stinco di santo, la branda e il morsgotto. Sono proibiti i colpi non dianzi citati e le armi di ogni genere. Non ci sono arbitri e sono ammesse le simulazioni. Tuttavia, il simulatore che viene scoperto in flagrante nel suo intento infingardo subisce l’umiliazione pubblica e genera fallo in favore degli avversari. Non esistono penalizzazioni personali ma solo per la squadra, come ad esempio il rigore. Il rigore si batte di tacco dall’inizio della lunetta oppure normalmente dalla riga successiva al centrocampo.
Il fritto Day
Il fritto day non è altro che una sfida. E’ un test che abbiamo fatto sui nostri corpi. Si tratta, come è facile intuire, di un pasto composto da soli fritti realizzati sul momento. Alla fine del pasto si è calcolato che ogni “partecipante” ingerisce circa 250-300 cl di olio fritto, oltre all’enorme quantità di cibo fritto.
Il menù prevede fritti classici come supplì o arancini e fritti un pò meno usuali come tramezzini fritti o mortadella e maionese fritta.
Attenzione! E’ consigliato non fare più di due fritto day l’anno. Una frequenza maggiore di questo evento potrebbe provocare la morte…
Festa in Sede
Volete andare ad una festa ed inciuccarvi con 5 euro? Rivolgetevi a noi! La festa in sede è stata certamente una iniziativa riuscitissima visti i consensi. E’ stata meno gratificante al livello economico, ma è pur vero che quella sera si sono ubriacati tutti gli organizzatori.
La Festa era delle ragazze del Collegio delle suore di Ravasco. Alla festa erano presenti circa 140 persone. Purtroppo non abbiamo documentazione fotografica poichè le ragazze del collegio hanno finito tutti i rullini fotografici per fotografarsi durante i preparativi. Questa non è stata certo laprima festa organizzata da La Sede, ma certamente una delle più riuscite al livello organizzato, un bel biglietto da visita per future esperienze.
Magnata etnica
La Magnata etnica è un tentativo di riscoperta delle proprie origini, anche se alcuni dicono sia solo un pretesto per mangiare. Ognuno porta un piatto tipico delle proprie origini “territoriali”, cioè del paese/regione dei propri genitori o nonni. La prima, ma certamente non ultima, magnata etnica è stata organizzata ad Aielli il 25 Aprile del 2005. Il menù prevedeva: pasta al pesto, supplì, arancini, verdure fritte, gnocchi al ragù, lasagna di carciofi, pomodori di riso con patate, crescentine con lardo, fagioli con maiale, strudel, torta di cioccolato.
Per la prossima “edizione” di questo evento è prevista una magnata di carne, ma questo evento richiede maggiore preparazione economica, logistica e soprattutto fisica.
Serata Pub
La Serata Pub è stata un’iniziativa del gruppo giovani della parrocchia di S.Giuseppe. All’organizzazione ha collaborato anche la comunità capi degli scout. Il guadagno, destinato alla missione di Safà, è stato di più di 700 euro. Erano presenti più di 200 persone.
Numerosi sono stati i ringraziamenti della gente presente e questo è certamente uno dei segni che ci fa definire questo evento come quello meglio organizzato dai noi. Tutti hanno collaborato diligentemente ed è forse questo il motivo della buona riuscita della festa. La musica dal vivo, ben eseguita, è stata la ciliegina sulla torta. Vedere la gente ballare giu in Sede è stato un vero spettacolo. Chissà che non sia stato trovato il buon modo per utilizzare quei locali…
Mondiali per Safà
Tutto è cominciato dicendo ” ma perchè non guardiamo i mondiali tutti insieme con il proiettore? “. Da cosa nasce cosa e ci siamo ritrovati ad organizzare un grande evento. Proiezione dei mondiali con raccolta fondi per la missione di Safà dei CRL. E’ inutile ricordare come siano andati quei mondiali. Mediamente eravamo più di 100 persone “mangianti” ( per non dire paganti ).
La soddisfazione della missione è stata grande, ma possiamo pur dire che la nostra è stata immensa. Potete vedere la nostra soddisfazione dalle foto in album.

