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Testamento biologico

Post scritto da Vittore | aprile 6, 2009      

In italia vi è una cultura del “dopo”, almeno io la intendo così, ovvero nel caso in cui si presenta il problema, ci si interroga sulla soluzione. E’ così in tutti i settori, quello giudiziario, dove il più delle volte ci deve scappare il morto (in senso lato…e non) per adoperarsi per trovare una legge adatta, oppure in materie più frivole come la consacrazione di meriri ai personaggi che solo dopo morti hanno avuto il giusto riconoscimento. Perchè questa premessa ?, poichè vi è un grande vuoto legislativo in merito al “Testamento biologico” o a quello che ne è il suo settore, e quindi c’era bisogno di un caso di coscienza come la vicenda della sfortunatissima Eluana Englaro per potersi porre il problema di come legislare situazioni analoghe. Per “testamento biologico”, si intente la possibilità di decidere sulle terapie che intende o non intende accettare nell’eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte. testam_1E’ stato dunque utilizzata la definizione “Testamento” perchè rappresenta un consenso dato in vita su direttive post dipartita e “biologico” perchè non si tratta di beni, come nel caso di testamento giuridico, ma del proprio corpo. Dai miei vecchi post, si può denotare una posizione decisamente favorevole a questa pratica, che potrebbe dar la possibilità a chi lo volesse, di passare a miglior vita in maniera dignitosa e non dopo anni e anni di sofferenze e di una vita che non ci appartiene, così com’è successo con Eluana. Questa sfortunatissima ragazza ha vissuto metà della sue esistenza in uno stato di simil morte, non provando dolore e senza nessuna emozione e capacità di interagire con l’esterno. A queste condizioni era d’obbligo darle finalmente quella pace di cui aveva bisogno. Ho conosciuto e so di persone in fase terminale di malattia che invocavano la morte come una forma di terapia anti dolore. Non posso immagginare il loro stato d’animo e sinceramente spero di non trovarmi mai in quei casi, ma posso solo cercare di capire questa loro intenzione e umanamente di accettarla. Come succede ormai da millenni, la chiesa insorge definendola sostanzialmente una pratica da peccatori e quindi non utilizzabile dai cattolici, ma dimenticano (volontariamente o no) che anche un grande personaggio del clero, scomparso qualche anno fa (papa Giovanni Paolo II), nelle ultime ore di vita aveva rifiutato le cure, poichè sapeva che era arrivata la sua ora. Decisione legittima e comprensibilissima, attuata da una persona di grande carisma e carità cristiana, a cui va la mia stima, che però sembra che possa essere stato l’unico uomo a cui la chiesa ha riconosciuto questo diritto. In fin dei conti, non decidiamo noi a quale famiglia (biologica) appartenere, ne di selezionare altre caratteristiche che ci accompagneranno nella vita, ma almeno in questi casi dovrebbe essere lecito e non punitivo il desiderio di andarsene con dignità.
Per ciò che mi riguarda, questo potrebbe anche essere inteso come il mio personale testamento biologico, anche se la forma non è quella consueta, direi che la mia intenzione è abbastanza chiara e precisa.

Topics: Attualità |

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