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Il caso Eluana Englaro
Post scritto da Vittore | febbraio 18, 2009      Condividi
In Italia spesso assistiamo a dei casi che smuovono le coscienze alimentando ampi dibattiti, mediatici prima e politico-istituzionali poi, come lo è stato sicuramente il caso Eluana Englaro. Eluana era una ventiduenne come tante, con le stesse ambizioni come le sue coetanee di oggi, ma purtroppo questi si sono tragicamente dissolti in un colpo solo a causa delle gravi conseguenze riportate in un incidente stradale, nel lontano 18/01/1992.
Da allora non si è mai più ripresa e ha vissuto per 17 lunghi anni in uno stato di mezzo, tra la vita e la morte, sospesa in questo stato (definito dai medici “stato vegetativo persistente“) mentre il padre, Beppino Englaro, dopo un primo momento di speranza ha dovuto arrendersi all’evidenza di aver perso drammaticamente una figlia. Nella più normale delle situazioni un genitore si recherebbe nei luoghi in cui i propri cari riposano in pace, ma in questo caso si è trovato a dover assistere la figlia senza poterla piangere poichè secondo dei medici egli era viva. Che fosse viva non vi erano dubbi, ma per definire una vita relamente tale, bisogna che si interagisca con essa e che non si subisca tutto senza poter batter ciglio.
In questi 17 anni, Beppino Englaro, ha portato avanti una dura battaglia, per poter dare il diritto ad una morte dignitosa della figlia, così come aveva espresso in vita la stessa in un caso simile (secondo quanto riferito dal genitore).
In questi casi vi è uno classico vuoto legislativo, poichè tecnicamente l’Eutanasia e il testamento biologico non sono regolati da nessuna legge, pertanto le sue battaglie per diversi anni hanno dovuto assistere a delle sonore sconfitte, con soddisfazione della chiesa e della parte cattolica del paese, che non accetta per principio l’eutanasia.

La svolta si ebbe grazie ad una situazione molto simile, capitata ad una ragazza negli USA (Terri Schiavo), qualcosa cambiò e non solo per quanto riguarda la coscienza, ma anche in materia legislativa. Da allora si sono viste degli spiragli per poter risolvere in maniera definitiva la vicenda della sfortuna ragazza. Nel frattempo in USA il caso Schiavo si risolveva con l’autorizzazione a staccare la macchina che alimentava la stessa, portandola inevitabilmente alla morte nel giro di pochi giorni, dopo 15 anni di stato vegetativo persistente. Il perno principale su cui si basa la posizione contraria della chiesa è che pur essendo in uno stato vegetativo e non riuscendo ad interagire con il mondo esterno, la persona è viva e avverte tutti i sensi come una persona in buona salute. Ho puntualizzato quest’aspetto poichè l’esame autoptico eseguito su Terri Schiavo dopo la sua morte, ha accertato che il suo cervello pesava la metà rispetto ad una coetanea e che le sue cellule in parte erano morte e le rimanenti era seriamente danneggiate. In questa condizione i medici hanno accertato che non vi è nessuna possibilità che la stessa avesse potuto percepire nessun genere di sensazione, nel bene o nel male. A differenza di Terri Schiavo, Eluana è stata in questo stato 2 anni in più (15 contro 17), pertanto è presumibile presupporre che il suo stato è simile o anche peggiore rispetto alla prima. Da allora la giustizia ha cominciato a valutare questa vicenda in maniera più umana, autorizzando Beppino Englaro a seguire un’iter per poter finalmente dar pace a questa povera ragazza, che ha ritrovato la dignità umana e la libertà con la morte, sopravvenuta il giorno 09/02/2009. Poco prima, la giornalista Marinella Chirico, descrive così la sua condizione:
«Eluana, era esattamente così come si può immaginare possa essere una donna in stato vegetativo da 17 anni: assolutamente irriconoscibile rispetto alle foto che si vedono. Una donna completamente immobile, che gli infermieri e i sanitari erano costretti a spostare ogni due ore per evitare che il corpo si piagasse. Le orecchie avevano delle lesioni perché l’unica parte che non si poteva tutelare era questa. Era una situazione devastante, emotivamente molto forte l’impatto. [La Repubblica]»

Per evitare la sua morte, molte associazioni e anche il governo hanno cercato in tutti i modi di contrastare quanto stabilito dalla giustizia nelle varie sedi, con battaglie che hanno anche causato una crisi politico-istituzionale tra il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi e il presidente della repubblica Giorgio Napolitano, colpevole a detta del primo, di non aver firmato il decreto legge per evitare in tempo la morte di Eluana. Inoltre, il ministro della salute Sacconi, è stato iscritto nel registro degli indagati per intimidazione nei confronti di alcune case di cura, che si erano proposte per poter assistere Eluana nell’esplicitamento della sentenza.
Con la morte di Eluana il caso ha trovato finalmente un suo epilogo, ma il dibattito continua sull’eutanasia, sul testamento biologico e sull’accanimento terapeutico, visto che il parlamento sembra essere intezionato a leglislare tale situazione onde evitare di incorrere a altri casi simili.
A conclusione di quest’articolo, riporto brevemente una frase di Piergiorgio Welby, che rappresenta un’altro caso concettualmente simile, anche se in condizioni differenti, sia per quanto riguarda la patologia della malattia, sia per quanto riguarda l’epilogo. Infatti fu aiutato da un medico anestetista nella morte, dopo aver perso la battaglia che Beppino Englaro sostanzialmente ha vinto per sua figlia, dimostrando così il profondo amore che nutriva per la stessa.
«Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. [...] Purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita, è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. »
(Piergiorgio Welby)
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